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Cima alla genovese

Cima alla genovese

La cima alla genovese è un piatto tipico della gastronomia Ligure ed in particolar modo della città di Genova.
Sicuramente, questo piatto buonissimo a base di carne di vitello e vedure, è una delle pietanze più conosciute ed apprezzate della cucina ligure dopo le celeberrime trofie al pesto.
Possiamo definire la cima alla genovese una specie di arrosto ripieno poichè questo piatto si compone di una sacca di carne di vitello ed un ripieno.
Le origini di questo piatto sono da ricercarsi nell'antichità, quando i contadini e gli allevatori liguri, per non sprecare la carne, ne facevano una sorta di arrosto.
In realtà di carne nella cima non c'è n'è molta, infatti, tolta la sacca di carne, il ripieno è costituito principalmente da verdure, pinoli e formaggio, prodotti tipici della cultura ligure.
Questo perchè in Liguria l'allevamento di bovini non era, e tutt'oggi non è, molto sviluppato.

Ingredienti

■ Preparazione

Fate preparare dal vostro macellaio una sacca di pancia di vitello con un solo lato aperto.
Per prima cosa tritate finemente la polpa e le cervella di vitello servendovi del frullatore.
Tritate finemente una cipolla e la carota e mettete il trito a rosolare in una padella con un pò d'olio.
Aggiungete quindi la carne tritata, i piselli, i pinoli, l'aglio tritato, la maggiorana, le uova che avrete precedentemente sbattuto e la mollica di pane precedentemente bagnata nel latte.
Mescolate il tutto per qualche minuto a fuoco lento, aggiungete il parmigiano e salate.
Bagnate il tutto con il vino bianco, mescolate e lasciate cuocere il tutto, a fuoco moderato, fino a che il vino non sarà evaporato.
Una volta pronto, riempite la sacca di carne con il ripeno e cucite il lato rimasto aperto.
Quindi mettete sul fuoco una pentola abbastanza grande, piena d'acqua salata con una cipolla, il sedano e la carota.
Quando l'acqua è calda immergete la vostra cima ripiena e lasciatela bollire per almeno due ore a fuoco medio coprendo la pentola per 3/4 con un coperchio.
Terminata la cottura, togliete la cima dalla pentola e lasciatela raffreddare in un vassoio, coperta con un piatto sul quale metterete un peso per permettere al brodo in eccesso, assorbito durante la cottura, di fuoriuscire.
Infine, appena raffreddata, mettete la vostra cima alla genovese su un tagliere e tagliatela a fette di circa 1 centimetro di spessore.
Servite fredda o calda, a seconda dei gusti, con contorno di verdurine grigliate e un pò di salsa verde.


■ Consiglio

Naturalmente il consiglio principale che vi do è quello di farvi preparare la sacca direttamente dal macellaio in modo da evitare spiacevoli aperture della carne.
Se volete riutilizzare le vostre fettine di cima nei giorni seguenti, potete passarle nell'uovo, impanare e friggerle, proprio come si usava fare anticamente con gli avanzi.
Se non vi piace la cervella, potete utilizzare solamente la polpa di vitello.


■ Curiosità

Ovviamente, come tutte le ricette tipiche, anche della cima alla genovese ci sono tantissime varianti a seconda dei paesi, delle famiglie e delle tradizioni.
La più famosa variante è sicuramente quella "magra" proposta nel Ponente ligure in cui il ripieno della cima non contiene carne ma solo verdure.
Altra curiosità legata alla cima: pare che la cima fosse uno dei piatti preferiti di Fabrizio de Andrè, che le dedicò addirittura una canzone: A Cimma.



Ricetta cucinata e fotografata da Sonia Peronaci
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I vostri Commenti ( 10 Commenti )

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danil ha scritto: ( 3 mesi fa )
sono di rapallo ed e vero che modi di far la cima ce ne un sacco e se volete provare la mia vi dico che e ottima metto i una padella un filo d olio dove faccio rosolare fette di cipolla pinoli carote precedentemente lessate dadini di prosciutto cotto piselli poi uova grana noce moscata sale faccio bollire nel brodo per due ore metto poi sotto un tagliere con un peso e vi garantisco che oltre essere colorata e buonissima
9
claudia da genova ha scritto: ( 4 mesi fa )
Ricetta originale è una parola grossa! le varianti sono moltissime direi tante quante le case o meglio le cuoche... La mia è questa: ti fai preparare dal macellaio una bella pelletta di vitella sottile e tenera, un pezzetto di vitella morbido e laccetti DI CUORE (diceva mia nonna e credo sia importante) poi, se piace, anche filoni, granelli o cervella, ma senza esagerare. Per sveltire i tempi ti dico anche la mia scansione oraria delle varie fasi: metto sul fuoco una bella pentolona riempita d'acqua fino a metà con sedano, carota e cipolla e in un pentolino piccolo a parte carne e frattaglie con una foglia di alloro e uno spicchio d'aglio, conditi con burro e faccio stufare a fuoco lento con coperchio, perché devono restare morbidi. Nel frattempo cucio la pelle su tre lati. Quando la carne con le frattaglie è pronta la metto nel tritatutto con una bella manciata di pinoli e faccio tagliuzzare grossolanamente, trasferisco in una ciotola e aggiungo noce moscata grattugiata, sale, uova, formaggio grana e per fare un po' di scena piselli passati precedentemente al burro o, meglio ancora, pistacchi verdi. Attenzione a non esagerare con il ripieno, che nel complesso non deve superare metà della cima. Una variante raffinata è laggiunta di un cuore di carciofo a stufare. L'acqua a questo punto bollirà, quindi buco la cima con un grosso ago o con uno spiedino, e la immergo parzialmente nell'acqua, precedentemente salata, per tre volte e poi la faccio cadere definitivamente. La cuocio per due ore, se la cima è piccola e tenera basta anche un'ora e mezza, girandola sovente e bucandola di tanto in tanto con uno spiedino sottile. Una volta pronta, (me ne accorgo perché bucandola non escono più lacrime di uovo) la pongo in un contenitore, meglio se ovale o rettangolare, e pongo sopra un tagliere e sopra esso un peso considerevole(la macchina per fare la pasta, una pentola piena d'acqua...). Lascio freddare completamente e conservo in frigo fino al giorno dopo. Se avanza ti consiglio di farla fritta...... paradisiaca!
8
rosetta ha scritto: ( 4 mesi fa )
Per favore mi puoi mandare la ricetta originale? devo preparare la cima entro sabato.Grazie ed un cordiale saluto. Rosetta.
7
claudia da genova ha scritto: ( 8 mesi fa )
Vorrei sfatare la diceria della presunta estenuante lunghezza di preparazione della cima. Quando dico che faccio la cima spesso le amiche mi guardano come un marziano e pensare che considero la cima un piatto veloce. Infatti: 1 - mettete a rosolare la carne (e intanto cucite la cima) 2 - quando la carne è pronta preparare l'impasto( e intanto sul fuoco si prepara l'acqua bollente) 3 - immergete la cima e la lasciate cuocere due ore (e intanto fate dell'altro) 4 - tirate su la cima e la pressate (questo lavoro di solito lo faccio la sera mentre ceno o mi guardo la TV) 5 - la riponete in frigo (e ve ne andate a dormire) il giorno dopo è pronta per il pranzo da bella figura o per il pin nic e, se gli ospiti non sono voraci vivete di rendita e di cima fritta due giorni. Vi sembra che non sia funzionale alla vita di una donna che lavora? A parte i tempi morti, che utilizzate diversamente, la preparazione in sé è più rapida di quella di uno stufato..... che va rigirato. Osate!osate! e resterete soddisfatte!
6
Baciccia da Zena ha scritto: ( 9 mesi fa )
Ah, che bei ricordi legati a questo piatto della nostra tradizione....mia nonna e sua madre prima di lei lasciavano raffreddare la cima "in caregoeia"... Mettevano cioè la cima sul tagliere e vi ponevano sopra una tavoletta di legno con un un peso (mortaio)affinchè assumesse la caratteristica forma ovale. Una volta fredda la tagliavano a fette e la disponevano su una "fiamenghilla" (piatto di portata ovale)con grande gioia di tutti i commensali. Ma la gioia più grande per noi bambini era il pranzo dell'indomani quando le fette di cima avanzate venivano impanate e fritte!! p.s. Per Giallo Zafferano: Capisco che i tempi cambino e che oggi come oggi sia difficile reperire gli ingredienti e preparare certi piatti secondo la tradizione, ma se proprio volete "rivisitare" certe ricette che fanno parte della cultura e della gastronomia di una Regione, chiamatele almeno in un altro modo!! E meno che mai "Cima alla Genovese"! Scusatemi lo sfogo ma la "presunzione" di voler fare passare un "succedaneo" per un piatto tipico regionale proprio non mi va!! Son zeneize riso ræo strenzo i denti e parlo ciæo
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claudia da Genova ha scritto: ( 1 anno fa )
Cara Lucia, quante se ne imparano! hai ragione la ricetta tradizionale prevedeva tutti gli ingredienti che tu elenchi, ma oggi non sono tutti facili da reperire e anche la cima va rivisitata. comunque grazie della versione ponentina!
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lucia ha scritto: ( 1 anno fa )
io sono originaria di Bordighera, ma la Fiorina, la mia madrina genovese doc, nel ripieno metteva magro di vitella, tettina, schienale, granelli, cervello, animella (tutto prima tagliato a tocchetti, stufato con olio, burro e cipolla e poi tritato) pistacchi, pinoli, in stagione carciofo e pisellini prima passati in tegame, una manciatina di funghi secchi rinvenuti in acqua calda e tritati, uno spicchio d'aglio, uova, parmigiano e sì, un pizzico di maggiorana e anche un po' di mollica inzuppata nel brodo. In compenso niente noce moscata ;-)). Altri amici miei, anch'essi genovesi, usano lessare le carni, invece di stufarle, e mettono anche loro sia la maggiorana che la mollica. Confermo che punzecchiare è assolutamente necessario e per niente assurdo: i buchini così creati servono da sfiato ed evitano che la cima scoppi. Inoltre il brodo di cottura deve soltanto sobbollire, mai bollire. Sono comunque d'accordo che la "cimma" sia un piatto magico. Ricordate di appoggiare al muro una scopa capovolta, mentre la preparate, così se una strega dovesse scivolare giù dalla cappa, si perderà a contarne le setole e non vi ruberà il ripieno ;-))
3
Claudia da genova ha scritto: ( 1 anno fa )
Prima alcune curiosità: cima deriva dal linguaggio marinaresco e si riferisce alla corda con la quale è cucita. La cima nasce come cibo dei poveri e dei naviganti: quando non esistevano mezzi per conservare la carne e le frattaglie tipo animelle o cervella erano le più deperibili le donne le compravano a poco (siamo a Genova) e, cuocendole nella cima, potevano conservarle alcuni giorni e darle ai propri mariti pescatori o marinai. A Genova la cima è di casa: si prepara il giorno prima quando si hanno ospiti, si porta quando si è invitati perché è pratico trasportarla, si mangia nelle scampagnate perchè si conserva bene, passato qualche giorno la si ricicla impanata e fritta (SUBLIME). Tradizionalmente è il secondo di Pasqua, ma anche di Capodanno, quando occorre mangiare tutto insaccato per simboleggiare l?accantonamento dei soldi: a Genova si conserva, si risparmia e si accumula... Le varianti sono molte è vero, ma alcune cose proprio non si fanno: le carni che costituiscono il ripieno prima si stufano con burro, aglio e alloro e poi si tritano (vino NO!). La carne ideale è la pelle sottilissima del vitello o un taglio che noi chiamiamo cappuccina, la tasca diventa pesante. In casa mia seguiamo la ricetta di una cugina, che è stata sia cuoca che macellaia e metteva nel ripieno solo carni: cervella, animelle ( che io ho sostituito con i laccetti), magro di vitello, uova, formaggio grana, pinoli tritati e interi, abbondante noce moscata (maggiorana NO!) e nelle occasioni qualche pistacchio per dare colore. Mai sentito parlare di pane imbevuto nel latte, NO! mentre so che alcuni mettono le verdure, a noi piace, quando è di stagione, aggiungere solo un cuore di carciofo cotto con la carne. Sembra un assurdo ma la cima va punzecchiata con un grosso ago dopo averla riempita e prima di cuocerla. Per evitate la temuta rottura è necessario riempirla solo fino a metà, calarla e risollevarla dall'acqua bollente tre volte prima di lasciarla definitivamente cadere, punzzecchiarla ancora con un sottilissimo spiedini durante la cottura. Per mia esperienza non c'è foresto che resista alla magia della cima: resta nel cuore come i caruggi, le creuse e la musica di Faber.
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pietro ha scritto: ( 1 anno fa )
... e scrivi la ricetta DOC, perbacco!
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enrica ha scritto: ( 1 anno fa )
Non so chi abbia scritto questa ricetta,che certamente dagli ingrdienti sarà buona,ma non si può dire che sia un Genovese,ci sono molti errori nel procedimento e ve lo assicura una Genovese DOC,per chi vuole la vera ricetta sono a disposizione....
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