Polenta concia

Polenta concia
  • Difficoltà:
    Bassa
  • Cottura:
    15 min
  • Preparazione:
    10 min
  • Dosi per:
    6 persone
  • Costo:
    Basso
  • Nota Aggiuntiva: Più il tempo di cottura della polenta

Polenta

Polenta concia

La polenta concia è uno dei tanti modi  in cui si condisce la polenta.

In particolare la polenta concia si prepara aggiungendo alla polenta del formaggio.

Non esiste una ricetta precisa; come ogni ricetta tradizionale, varia da famiglia a famiglia. In linea generale, si può dire che agli strati di polenta si devono alternare quelli di formaggio.

La polenta concia si prepara in particolare in Val d’Aosta e nel biellese, ma è molto cucinata anche in Lombardia, e a seconda della regione varia anche la tipologia di formaggio utilizzata.

La ricetta che vi proponiamo è tipica della Lombardia.

Ingredienti
Farina di mais 400 gr
Gorgonzola 400 gr
Grana Padano 50 gr
Sale q.b.
Olio di oliva q.b.
Acqua 1600 ml
Burro 100 gr

Preparazione

Polenta concia
In circa 1,6 l di acqua versate una manciata di sale e un cucchiaio di olio (1). Quando l'acqua bolle versate la farina di mais,  e mescolate continuamente perché non si attacchia alla pentola (2-3) fino a quando la polenta non sarà cotta (seguite qui la ricetta).

Polenta concia
 Ungete una pirofila con del burro (4) e coprite il fondo con uno strato di morbida polenta (5). Aggiungete poi  il gorgonzola tagliato a fette (6).


Polenta concia Unite quindi il burro a piccoli cubetti o fiocchetti (7). Ricoprite con un altro strato di polenta e poi di gorgonzola (8-9).

Polenta concia
Come ultimo strato, disponete il gorgonzola e terminate con un abbondante spolverata di formaggio grana  grattugiato  e qualche fiocchetto di burro (10-11). Fate cuocere la polenta concia in forno per 15-20 minuti a 180° (12).

Consiglio

Se avete poco tempo per la preparazione anziché la farina di mais (bramata o fioretto) potete utlizzare la polenta istantanea che si cuoce in una manciata di minuti. Se decidete di prepararla con la farina di mais classica, tenete conto che sarà pronta in circa 45 minuti.

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I vostri commenti ( 30 Commenti )

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30
claudia ha scritto: Lunedì 03 Marzo 2014  |  Rispondi »
Ciao Sonia…mi hanno regalato una confezione di farina di mais marano…possa usarla per questa ricetta della polenta concia?grazie
29
Claudio Necchini ha scritto: Giovedì 26 Dicembre 2013  |  Rispondi »
nel bresciano quella che ora viene definita polenta "taragna"o "tiragna" secondo le zone, nel passato era la "polenta cusa" e era polenta classica di granoturco che dopo cottura venivano aggiunti direttamente nel paiolo in rame ritagli di formaggi duri e molli che variavano a seconda delle zone e amalgamati alla polenta. Dalle mie parti ( vallesabbia, valtenesi, garda) la polenta taragna (o cusa) si fa ancora cosi'.
28
valeria ha scritto: Sabato 07 Dicembre 2013  |  Rispondi »
mi dispiace contraddirti Rebecca, ma la polenta taragna è un tipo di farina e non una preparazione.
La polenta concia è fatta con formaggi saporiti /toma, gorgonzoòa, fontina,,,) e burro.
27
Cuty ha scritto: Martedì 26 Novembre 2013  |  Rispondi »
@fabrizio53: mi sono commossa, davvero smiley ognuno ha ricordi e momenti legati a dei piatti che nessuna ricetta potrà mai sostituire!
26
Pulentun ha scritto: Lunedì 11 Febbraio 2013  |  Rispondi »
Scusate ma....mi devo riprendere.....
piu tardi vi svelerò qualche particolare dell'unica
vera e originale
POLENTA UNCIA
25
Serena ha scritto: Sabato 02 Febbraio 2013  |  Rispondi »
Buongiorno,innanzitutto vorrei dire che concordo con Fabrizio nel dire che ognuno ha la propria versione di ogni piatto e la difenderà sempre e comunque..😜 Io,valtellinese DOC,la mia polenta "cunscia" la faccio così (come fa mia mamma,e come la faceva mia nonna e così via...):si prendono tutti i pezzetti di vari formaggi vecchi "avanzati" magari ormai troppo stagionati per essere consumati a tavola (una volta si usava l'unico tipo di formaggio che c'era) e li si grattugiano...in un pentolino si prepara la nostra classica "sferzata" ossia tanta cipolla tagliata a fette e abbrustolita in abbondante burro..una volta che la polenta e' pronta,si parte con il prendere delle cucchiaiate di polenta e adagiarle in una terrina,poi si cospargono di formaggi grattugiati,poi ancora polenta a cucchiaiate e formaggi...e così via fino a terminare gli ingredienti...una volta riempita la terrina,la si annaffia con la "sferzata" e....buon appetito!
24
Sara D ha scritto: Martedì 22 Gennaio 2013  |  Rispondi »
Non ho la più pallida idea se questa sia la vera polenta concia oppure no, in ogni casa l'ho preparata ieri sera seguendo la tua ricetta ed è semplicemente....strepitosa!!! Grazie, Sonia.
23
sacheteri ha scritto: Martedì 25 Settembre 2012  |  Rispondi »
questa è la ricetta per la (buonissima peraltro) polenta e gorgonzola al forno.
Quella giusta valdostana(come dice Gil) necessita di fontina (la toma è "accettata" ma è un sostitutivo), non va in forno ma si cuoce sul fornello e prevede abbondante burro fuso. Deve restare semiliquida e si mangia col cucchiaio.
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francesco ha scritto: Domenica 23 Settembre 2012  |  Rispondi »
@fabrizio grazie del racconto Fabrizio e buona dieta!
21
fabrizio53 ha scritto: Lunedì 19 Marzo 2012  |  Rispondi »
Ho letto i diversi commenti alla ricetta e sul momento il primo pensiero è stato "Ma guarda un po' se si può chiamare "polenta concia" la polenta con il gorgonzola!".
Poi ho pensato a quello che significa per me la polenta e non ho potuto trattenere un sorriso...
Ognuno di noi è convinto che l'unico modo corretto di cucinare è quello che conosce lui. Quando poi si tratta di piatti regionali, entra in gioco anche un certo campanilismo e... apriti o Cielo!
Se il moderatore o non so chi me lo permette, vorrei raccontarvi la storia della "mia" polenta concia:
Ero un ragazzino (purtroppo TANTI anni fa) e mia nonna mi raccontava di quando lei era giovane, dei lavori da fare nei campi, delle fatiche e dei sacrifici richiesti dalla vita di allora.
Non si doveva assolutamente buttar via niente, tutto serviva.
Tra l'altro io sono ticinese e, per chi non lo sapesse, il Ticino di una volta non era quello delle banche e delle società finanziarie di oggi, era veramente una terra di fatiche e di miseria. Una terra d'emigranti, tanti partiti a cercar fortuna in America, altri invece andati a far la stagione invernale in Francia come "maronatt" (venditori di caldarroste), tanti costretti, per limitare le bocche da sfamare, a mandare i figli piccoli a far da "bocia" agli spazzacamini (solo quelli piccoli e magri, dovevano passare davvero nei camini...)
In quei tempi la farina di frumento, coltivata normalmente in pianura, era praticamente un lusso nelle nostre vallate. Era sostituita da quella di mais, che poteva essere coltivato anche da noi.
La polenta sostituiva il pane, il paiolo di rame era sul fuoco tutti i giorni.
Anch'io, da ragazzo, ho voluto imparare a mangiare, per curiosità, ciò che i nostri "vecchi" erano stati costretti a mangiare per necessità.
Per cui: polenta e latte (un classico delle nostre regioni di montagna), polenta e uova (tutti una volta due galline se le potevano permettere...), fetta di polenta con lo zucchero per colazione (da noi la polenta si aveva l'abitudine di cuocerla abbastanza densa da poter essere tagliata a fette con uno spago), la "bocia", ovvero la palla: un blocco di polenta con un pezzo di formaggio all'interno (spesso era il pranzo portato in tasca dai ragazzi che pascolavano le vacche sugli alpeggi).
Stavo dicendo prima che mia nonna mi stava raccontando come una volta non si buttasse niente e proprio per spiegarmi meglio mi raccontò della polenta "vuncia" (polenta "unta", la traduzione dal dialetto), anzi, per spiegarmi meglio si organizzò e la preparò come si faceva una volta da noi.
Quando non esistevano congelatori e frigoriferi, uno dei sistemi per conservare il burro era quello di chiarificarlo, metterlo in vasi e conservarlo per mesi in cantina.
La cantina della casa di mio nonno era utilizzata ancora a quei tempi per far maturare il formaggio di un alpe sopra il paese (due volte la settimana portavano in cantina il formaggi e ripartivano con il mulo stracarico con nuove provviste per l'alpe).
Niente di più facile per lei quindi di chiedere all'alpigiano di farle avere due chili di burro fresco dell'alpe.
Il giorno stabilito, mentre mio nonno e mio papà a turni giravano la polenta (anche se non serve per la ricetta lasciatemelo dire: con un mestolo di legno e in un paiolo di rame appeso con la catena sul camino), lei mi mostrò come si chiarificava il burro facendolo sciogliere lentamente in un pentolino. La schiuma che si formava veniva poi versata nella polenta che stava finendo di cuocere. Dopo aver versato il burro chiarificato in alcuni vasi, sul fondo della pentola usata rimaneva ancora uno strato di burro fuso con diverse impurità, un burro profumato e leggermente colorato.
Il tutto è naturalmente andato a finire nella polenta.
Questa sarebbe stata la polenta "vunscia".
Subito però continuò dicendo che aveva appena aperto una forma di formaggio dell'alpe, e che pertanto una bella dose di formaggio avrebbe potuto trovare posto nel paiolo.
E così un piatto povero, fatto con la farina dei poveri e con l'aggiunta degli scarti della chiarificazione di un burro che (almeno una volta) sarebbe servito nei mesi invernali, diventò un piatto povero con l'aggiunta di formaggio.
I ricchi di un tempo forse non l'avrebbero mangiata, avrebbero certamente preferito pane bianco con un formaggio proveniente dall'estero...ma forse non hanno mai saputo cosa si sono persi...!!!

Questa è la storia della "mia" polenta concia.
Ma con o senza formaggio?
Certo, con il formaggio. Nessuno, nemmeno in miseria, avrebbe raccontato di aver mangiato polenta accompagnata da... niente.
Ma quale formaggio?
Con il formaggio che si aveva e che ci si poteva permettere.
Ogni zona ha i propri.
La fame di una volta non aveva confini, le zone dei formaggi regionali sì.
Per cui penso che ogni ricetta che ho letto nei commenti sia quella giusta.
Se in un ristorante di New York ordino una sogliola Colbert, mi aspetto che sia come quella che ho mangiato a Parigi.
Se provo una polenta concia in Val Camonica, non mi aspetto che sia identica a quella che mi potrebbero servire in val d'Aosta e ritengo che ci sia tutto da guadagnare!!
Che noia sarebbe!

Con questo penso di aver finito. Da anni ormai non mangio più la "mia" polenta concia.

Una polenta che mi parla di miseria e di fatiche, ma che ancora oggi mi fa sentire, solo a parlarne, il suo profumo, mi mette nelle narici l'odore un po' acre del fumo e nelle orecchie lo scoppiettio del fuoco del camino.

Lo so, sto cadendo nel patetico, ma forse potete perdonarmi: sono a dieta da un mese e ho ancora 8 kg da perdere....

Un caro saluto a tutti.
Fabrizio
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