Polenta concia
La polenta concia, a base di gorgonzola, grana e burro, è uno dei tanti modi in cui viene preparata la polenta in Lombardia.- Difficoltà:
Bassa - Cottura:
15 min - Preparazione:
10 min - Dosi per:
6 persone - Costo:
Basso
Nota Aggiuntiva: Più il tempo di cottura della polenta
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Poi ho pensato a quello che significa per me la polenta e non ho potuto trattenere un sorriso...
Ognuno di noi è convinto che l'unico modo corretto di cucinare è quello che conosce lui. Quando poi si tratta di piatti regionali, entra in gioco anche un certo campanilismo e... apriti o Cielo!
Se il moderatore o non so chi me lo permette, vorrei raccontarvi la storia della "mia" polenta concia:
Ero un ragazzino (purtroppo TANTI anni fa) e mia nonna mi raccontava di quando lei era giovane, dei lavori da fare nei campi, delle fatiche e dei sacrifici richiesti dalla vita di allora.
Non si doveva assolutamente buttar via niente, tutto serviva.
Tra l'altro io sono ticinese e, per chi non lo sapesse, il Ticino di una volta non era quello delle banche e delle società finanziarie di oggi, era veramente una terra di fatiche e di miseria. Una terra d'emigranti, tanti partiti a cercar fortuna in America, altri invece andati a far la stagione invernale in Francia come "maronatt" (venditori di caldarroste), tanti costretti, per limitare le bocche da sfamare, a mandare i figli piccoli a far da "bocia" agli spazzacamini (solo quelli piccoli e magri, dovevano passare davvero nei camini...)
In quei tempi la farina di frumento, coltivata normalmente in pianura, era praticamente un lusso nelle nostre vallate. Era sostituita da quella di mais, che poteva essere coltivato anche da noi.
La polenta sostituiva il pane, il paiolo di rame era sul fuoco tutti i giorni.
Anch'io, da ragazzo, ho voluto imparare a mangiare, per curiosità, ciò che i nostri "vecchi" erano stati costretti a mangiare per necessità.
Per cui: polenta e latte (un classico delle nostre regioni di montagna), polenta e uova (tutti una volta due galline se le potevano permettere...), fetta di polenta con lo zucchero per colazione (da noi la polenta si aveva l'abitudine di cuocerla abbastanza densa da poter essere tagliata a fette con uno spago), la "bocia", ovvero la palla: un blocco di polenta con un pezzo di formaggio all'interno (spesso era il pranzo portato in tasca dai ragazzi che pascolavano le vacche sugli alpeggi).
Stavo dicendo prima che mia nonna mi stava raccontando come una volta non si buttasse niente e proprio per spiegarmi meglio mi raccontò della polenta "vuncia" (polenta "unta", la traduzione dal dialetto), anzi, per spiegarmi meglio si organizzò e la preparò come si faceva una volta da noi.
Quando non esistevano congelatori e frigoriferi, uno dei sistemi per conservare il burro era quello di chiarificarlo, metterlo in vasi e conservarlo per mesi in cantina.
La cantina della casa di mio nonno era utilizzata ancora a quei tempi per far maturare il formaggio di un alpe sopra il paese (due volte la settimana portavano in cantina il formaggi e ripartivano con il mulo stracarico con nuove provviste per l'alpe).
Niente di più facile per lei quindi di chiedere all'alpigiano di farle avere due chili di burro fresco dell'alpe.
Il giorno stabilito, mentre mio nonno e mio papà a turni giravano la polenta (anche se non serve per la ricetta lasciatemelo dire: con un mestolo di legno e in un paiolo di rame appeso con la catena sul camino), lei mi mostrò come si chiarificava il burro facendolo sciogliere lentamente in un pentolino. La schiuma che si formava veniva poi versata nella polenta che stava finendo di cuocere. Dopo aver versato il burro chiarificato in alcuni vasi, sul fondo della pentola usata rimaneva ancora uno strato di burro fuso con diverse impurità, un burro profumato e leggermente colorato.
Il tutto è naturalmente andato a finire nella polenta.
Questa sarebbe stata la polenta "vunscia".
Subito però continuò dicendo che aveva appena aperto una forma di formaggio dell'alpe, e che pertanto una bella dose di formaggio avrebbe potuto trovare posto nel paiolo.
E così un piatto povero, fatto con la farina dei poveri e con l'aggiunta degli scarti della chiarificazione di un burro che (almeno una volta) sarebbe servito nei mesi invernali, diventò un piatto povero con l'aggiunta di formaggio.
I ricchi di un tempo forse non l'avrebbero mangiata, avrebbero certamente preferito pane bianco con un formaggio proveniente dall'estero...ma forse non hanno mai saputo cosa si sono persi...!!!
Questa è la storia della "mia" polenta concia.
Ma con o senza formaggio?
Certo, con il formaggio. Nessuno, nemmeno in miseria, avrebbe raccontato di aver mangiato polenta accompagnata da... niente.
Ma quale formaggio?
Con il formaggio che si aveva e che ci si poteva permettere.
Ogni zona ha i propri.
La fame di una volta non aveva confini, le zone dei formaggi regionali sì.
Per cui penso che ogni ricetta che ho letto nei commenti sia quella giusta.
Se in un ristorante di New York ordino una sogliola Colbert, mi aspetto che sia come quella che ho mangiato a Parigi.
Se provo una polenta concia in Val Camonica, non mi aspetto che sia identica a quella che mi potrebbero servire in val d'Aosta e ritengo che ci sia tutto da guadagnare!!
Che noia sarebbe!
Con questo penso di aver finito. Da anni ormai non mangio più la "mia" polenta concia.
Una polenta che mi parla di miseria e di fatiche, ma che ancora oggi mi fa sentire, solo a parlarne, il suo profumo, mi mette nelle narici l'odore un po' acre del fumo e nelle orecchie lo scoppiettio del fuoco del camino.
Lo so, sto cadendo nel patetico, ma forse potete perdonarmi: sono a dieta da un mese e ho ancora 8 kg da perdere....
Un caro saluto a tutti.
Fabrizio
é un bel modo per stare in compagnia bevendoci dietro un lambruscone reggiano o sorbara,bonarda,gutturnio e simili .
Lodigiana DOC sono stata cresciuta a polenta e latte, polenta e formaggio e polenta con le verze e le costine.
la polenta avanzata veniva mangiata la mattina dopo gratinata nel latte.
Polenta e gorgonzola è il piatto proferito di mio figlio.
Noi con la polenta ci facciamo la palla: dalla polenta fumante, appena "scaravoltata" sul piatto, si ricava una palla che poi viene ben farcita con il gorgonzola (tanto gorgonzola e poca polenta!) poi la si lascia riposare un po' prima di mangiarla. questo riposo da il tempo al gorgonzola di sciogliersi completamente e colare quando poi si taglia la palla.
Spesso non si prepara la polenta (quella buona, integrale, non quelle farine che non sanno di niente vendute al supermercato) perchè è di lunga preparazione. Provate invece così:
la proporzione è di 1 parte di polenta e 4 parti di acqua, sale a piacere,
mettere l'acqua e il sale in una pentola di buon spessore, io trovo ideale una casseruola fonda da 24cm antiaderente molto pesante, e faccio intiepidire,
verso poi la farina di polenta a pioggia e mescolo con una frusta di plastica,
continuo a mescolare fino a che la farina si è assorbita tutta l'acqua e diventa una crema,
a questo punto abbasso la fiamma al minimo, proprio bassa: la polenta deve appena fremere, metto un coperchio che non sigilli e me la dimentico per un'ora,
con questo metodo la polenta viene perfetta, ben soda (non quelle pappette che vanno di moda adesso nei ristoranti e che sembrano cibo per malati) ben cotta e con una fragranza inconfondibile
al posto del gorgonzola sarebbe più classica una buona fontina stagionata ed un ottimo burro, in tutto versato nella polenta a fine cottura per mantecare.
buon appetito.