Seadas (sebadas)

Seadas (sebadas)
  • Difficoltà:
    Bassa
  • Cottura:
    10 min
  • Preparazione:
    30 min
  • Dosi per:
    4 persone
sebadas_ric.jpg


Le Seadas o Sebadas sono uno dei dolci Sardi più conosciuti al di fuori dell’isola, attualmente vengono prodotte in tutta la Sardegna anche se, visto il loro ingrediente principale, il formaggio, la loro origine la si può far risalire a quelle aree dell’isola che tradizionalmente vivevano di pastorizia.
Le Seadas sono considerate un dolce esclusivamente perché cosparsa di miele e zucchero, ma in origine erano considerate un secondo piatto
Il loro nome deriva dalla parola dialettale “seu” cioè “sego”, e ricorda la brillantezza che il miele di corbezzolo dona a questo dolce.

Ingredienti per l'impasto
Farina di semola di grano duro 500 gr
Uova 3
Strutto fresco 3 cucchiai
Acqua 1 cucchiaio
Sale q.b.
Ingredienti per il ripieno
Pecorino sardo fresco 1 kg
Arance la buccia grattuggiata di 2
Limoni il succo di 1

Preparazione


seadas_crude_ric.jpg

Impastate la farina di semola con le uova, poi sciogliete il sale in un cucchiaio di acqua e aggiungetelo all’impasto. Aggiungete anche poco alla volta lo strutto, fino ad ottenere una consistenza morbida ed elastica; coprite poi con un panno e lasciate l’impasto a riposare.
Nel frattempo grattugiate il formaggio e impastatelo con la scorza tritata delle due arance e il succo di un limone, fino ad ottenere un crema molto densa; quando sarà pronto anche il ripieno, stendere la pasta in sfoglie sottili e ritagliate dei dischi del diametro di circa 10 cm, magari utilizzando per lo scopo una tazza da caffelatte.
Mettere su ogni disco di pasta un paio di cucchiai dell’impasto e richiudetelo con un altro disco di pasta premendo leggermente sui bordi in modo da ottenere una specie di calzone, e volendo, ritagliate la circonferenza dei dischi sseadas_aperte_ric.jpgovrapposti con una rotella tagliapasta dentellata. A questo punto punto potete friggere i dolci in abbondante olio d'oliva bollente.
Consiglio di presentazione
Le Sebadas vanno servite ben calde cosparse di zucchero o miele precedentemente riscaldato per renderlo liquido a seconda dei gusti, una ottima idea di presentazione può essere di spolverare il dolce con lo zucchero ( a velo ) e decorarlo con delle strisce di miele che disegnerete facendolo colare da un cucchiaino.

Consiglio


pecorino_fresco_ric.jpg

Il formaggio deve essere fresco e molto grasso; per renderlo ancora più morbido potete immergerlo in acqua molto calda per una decina di minuti.
Per evitare che le seadas si aprano durante la cottura inumidite leggermente con dell’albume d’uovo uno dei due dischi, sarà più facile evitarne l’apertura .

Curiosita'


seadas_fritte_ric.jpg
La sebada è un dolce strettamente legato alla civiltà pastorale; era infatti il simbolo di benvenuto che le donne preparavano e offrivano ai pastori quando, dopo un lungo periodo di transumanza, ritornavano a casa.
Generalmente viene proposto ricoperto di miele di arancia o corbezzolo; quest'ultimo è senza ombra di dubbio il più caratteristico della Sardegna, il suo profumo è di media intensità e ricorda quello delle foglie d'edera e dei fondi di caffè.

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I vostri commenti ( 65 Commenti )

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Simona ha scritto: Giovedì 27 Marzo 2014  |  Rispondi »
@giovanna: concordo in pieno con te!!!!!
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Maria Vittoria ha scritto: Sabato 08 Marzo 2014  |  Rispondi »
Direi che il pecorino non é adatto. In realtá ci vuole un formaggio vaccino fresco che, in caso non si trovi puó essere sostituito con dolce sardo
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Paola ha scritto: Mercoledì 05 Febbraio 2014  |  Rispondi »
@giovanna: ciao Giovanna, vorrei approfittare della tua esperienza per chiederti come si fa a capire che l'impasto é pronto e quanto tempo va lavorato, più o meno, a mano.. Ho provato a fare gli Acciuleddi con la pasta violata ma ho lavorato la pasta per più di un'ora perché non mi sembrava mai pronta e come li arrotolavo si sfaldava...hai qualche consiglio da darmi? Grazie a te e a chiunque vorrà rispondermi..
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Giuseppe ha scritto: Sabato 05 Ottobre 2013  |  Rispondi »
Innassia, sono di Budoni vicino a Siniscola per intenderci, sei stata elegante e precisa nel descrivere come si preparano le nostre deliziose Seadas, ogni tanto mi dedico alla cucina e questa volta farò veramente un passo più lungo della gamba, sei stata chiarissima nel descrivere il tutto quindi capsco anche cosa intendi dire per formaggio freschissimo che per fortuna lo acquisto da dei pastori di zona al momento giusto(gennaio). Non sarà un'impresa facile è sicuro anche perchè bisogna essere molto decisi e amare la propria terra per riuscire bene. Ti ringrazio comunque di appartenere ad un'isola meravigliosa che è la nostra amatissima SARDEGNA e con orgoglio che ti dico, Deus ti mantenza
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Anto ha scritto: Martedì 09 Luglio 2013  |  Rispondi »
con il primo sale vengono meglio..
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Mici ha scritto: Giovedì 02 Maggio 2013  |  Rispondi »
Non capisco perchè tanto rancore nei confronti di una persona che sta proponendo una ricetta che magari può essere anche imperfetta o variante di quella originaria. La sapienza delle nonne o degli abitanti di un luogo nel proporre una ricetta storica è sicuramente irreperibile in un sito, mi pare logico!, e la saccenza delle persone che con boria vogliono criticare le proposte degli altri, dicendo "Lei non ha pubblicato la ricetta originale ma un’oscenità non sarda." Innanzi tutto, il "regionalismo" eccessivo mi sembra molto inadeguato al posto, e se vogliamo mettere un puntino sulla i, anche la pizza napoletana viene proposta in tante maniere che si possono definire allora "oscene", ma rimane pur sempre una pizza. Se uno vuole mangiare il piatto tipico e mangiarlo come si deve, si va nelle regioni dove lo si fa da tempo, sempre!, lo si mangia lì fatto da mani sapienti ed esperte, così come la vera pizza napoletana la si mangia solo a Napoli e dintorni dove ingrediente non reperibile altrove è la composizione dell'acqua, per fare un es., che sgorga in zone vulcaniche. Quindi senza esagerare con la criticità, direi che Sonia ci ha proposto le seadas a suo modo, e ci ha scritto una ricetta "facile" da fare, in tempi fattibili perchè non tutti i fruitori del sito o le cuoche provette dispongono delle materie prime adeguate (proprio perchè non tutti abitano in sardegna! E soprattutto perchè non tutti hanno il tempo di passare in cucina 20 ore visti gli impegni quotidiani per controllare lo stato di un formaggio). Questa è solo una ricetta delle seadas sicuramente più easy, semplice da fare, ma non per questo oscena. Ps. io ho mangiato le seadas in sardegna e ho provato al ricetta a casa. Ovviamente non è la stessa cosa, ma è pur sempre appetitosa.
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giovanna ha scritto: Martedì 15 Gennaio 2013  |  Rispondi »
vorrei aggiungere una precisazione al commento di B&D , PER LE "ORIGLIETTE " poco conosciute ma straordinarie ,và fatto un impasto di semola e uova senza aggiunta di acqua e poco strutto , un lavoro piuttosto lungo .. le sfoglie sottilissime vanno tagliate a strisce regolari e composte a nido d'ape , vengono fritte e successivamente immerse in abbondante miele mescolato con poca acqua poco zucchero scorzette d'arance candite , fatto bollire dolcemente fino ad ottenere una densità tale da non farlo colare !
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giovanna ha scritto: Lunedì 14 Gennaio 2013  |  Rispondi »
il mio commento dalla Sardegna , per essere più precisi dal Logudoro , la ricetta che leggo non mi pare rispecchi quella originale , l'impasto viene fatto con semola di grano duro e strutto , 1 kg di semola 200 gr di strutto , un pizzico di sale ed acqua tiepida q.b per ottenere un impasto omogeneo ; non ho mai visto nessuno aggiungere uova.. mia nonna e mia madre si rivolterebbero nella tomba dovessero vedermi prepararle così , era un piatto molto importane che si faceva in occasioni speciali e venivano fatte con molta cura ed attenzione .. e poi ...vogliamo considerare quanto i sardi siano legati alle tradizioni?
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ilenia ha scritto: Sabato 17 Novembre 2012  |  Rispondi »
Sono sarda. Concordo con innassia, è la ricetta più similare a quella che faccio io. Ho notato che siamo di due paesi molto vicini direi quasi confinanti, quindi io penso si tratti di ricette tutte originali ma da paese a paese può variare di qualche cosa. L'importante è la qualità degli ingredienti è l'esperienza.
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Innassia ha scritto: Mercoledì 31 Ottobre 2012  |  Rispondi »
Carissima Elisa, per me non è un problema descrivere la ricetta originale e devo sottolineare che non è sufficiente leggerla ed applicarla dato che l'ingrediente fondamentale è l'esperienza e la pazienza. Inoltre non ho mai pesato gli ingredienti ed è molto difficile trovare la materia prima fuori dall’isola e per tale motivo non sono di grande aiuto. Dovete acquistare del formaggio pecorino freschissimo non salato (non messo in salamoia). Il formaggio si copre con un panno e si sistema in un recipiente più grande (perché aumenta di volume) e si lascia riposare da un min. di mezza giornata ad un massimo di circa 2 giorni: dipende dalla stagione (inverno/estate) e dalla temperatura ambiente. Regolarmente si deve controllare se il formaggio raggiunge l'acidità giusta mettendo un piccolo campione direttamente sulla fiamma: se fila è pronto, in caso contrario, aspettiamo ancora un pò (in questo caso è l'esperienza che indica il momento giusto per esaminare l'ingrediente). Prima di iniziare il lavoro, riempite un recipiente con acqua fredda e bagnate un piano: il motivo si scoprirà più avanti. Quando sarà pronto possiamo tagliarlo a strisce, metterlo su una pentola antiaderente con un pò d'acqua e un pizzico di sale per ottenere un composto chiamato formaggio urriau. Con molta pazienza, girando in continuazione, vediamo che il formaggio inizia a sciogliersi e a comparire il succo, all'inizio avrà un aspetto granuloso e disomogeneo (sembra di vedere un composto impazzito) poi, a poco a poco, si scioglie. Per assorbire il succo, piano piano e non a cucchiaiate, mettiamo la farina (non la semola perché è più difficile lavorare l'impasto: le braccia umane non sono come le macchine!!!). Attenzione per evitare che il composto si attacchi mescoliamo il tutto energicamente, in continuazione senza riposare le braccia e senza fermarsi; la manualità si acquisisce con l'esperienza. Domanda: quando è pronto? Si deve assorbire tutto il succo, si deve formare una palla che si stacca dalla pentola come il purè. Versiamo il composto così ottenuto su un piano bagnato e con le mani lo stendiamo bene stando attenti a non scottarle (l'acqua fredda ha questa funzione). Lasciamo raffreddare, asciugare ed indurire bene prima da una parte e poi dll'altra e infine ricaviamo dei quadretti. E il limone grattugiato? In alcune parti dell'isola si mischia al formaggio sfuso oppure si mette sopra i quadretti, in altre parti, invece non si adopera. A questo punto possiamo preparare la sfoglia impastando la farina, la semola, le uova, lo strutto, il sale e l’acqua tiepida q. b. come ha spiegato Sonia. Stendiamo una sfoglia sottile, ponete i quadrati di formaggio uno distante dall’altro, ricoprite con un’altra sfoglia, premette bene con le dita attorno al formaggio per fare aderire le sfoglie e con la rondella ritagliamo per ottenere le sevade. Scaldate l’olio e quando è ben caldo friggetele facendole indorare da ambo le parti. Si servono ben calde con una spennellata di zucchero o miele. Grazie dell'attenzione e Buon appetito dalla Barbagia di Ollolai.
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